«L’idea del libro è nata un po’ per gioco, ma sottintendeva una motivazione forte: la necessità di parlare di scuola e anche di spazzare via gli stereotipi attraverso racconti in prima persona – spiega Anna Bossi, maestra e anima del progetto – Dopo qualche resistenza, si è aperta un’autostrada nella quale sono confluite molte colleghe che a loro volto hanno coinvolto altre: una contaminazione positiva che si è allargata anche ai pensionati: tutti hanno dato contributi interessanti anche sotto il profilo della memoria storica».

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